Ci mancherebbero anche le elezioni…


Con il discorso di domenica scorsa a Mirabello , Gianfranco Fini  ha di fatto  messo in crisi il governo PDL-Lega, anche se formalmente ha proposto un patto di legislatura e riconfermato la fiducia al governo. In pratica nessuno dei contendenti vuole assumersi la responsabilità della fine della legislatura e cerca di addossare la responsabilità all’altro, ma è chiaro che, a meno di  improbabili colpi di scena, come l’acquisizione di nuovi deputati da altri schieramenti parlamentari, o il dietrofront di alcuni deputati Finiani, l’esperienza di questo governo si può ritenere conclusa. La lega chiede a gran voce le elezioni anticipate, addirittura in autunno, cosa mai successa nel nostro paese fino ad oggi. Tuttavia  in caso di crisi la palla passerà al presidente Napolitano che tenterà di trovare in parlamento una nuova maggioranza e solo nel caso non la trovasse scioglierà le camere. Berlusconi teme la formazione di una maggioranza che vada da Di Pietro a Fini che avrebbe il solo scopo di cambiare la legge elettorale per poi andare al voto. Dubitiamo che il capo dello stato possa trovare una maggioranza del genere, oltre che per l’assoluta eterogeneità dei componenti, per il fatto che al senato, Berlusconi e la lega con i numeri attuali hanno la maggioranza assoluta, anche se risicata. Qualche transfuga è sempre possibile specialmente di fronte allo scioglimento delle camere che per molti parlamentari rappresenta un forte trauma, ma crediamo che comunque sia impresa disperata evitare le elezioni.
Le elezioni con questo sistema elettorale porterebbero sicuramente ad una aggregazione di Casini, Rutelli e Fini, ma con una ipotizzabile forte radicalizzazione dello scontro crediamo che questo schieramento non possa andare oltre l’8% ( Fini 1-1,5%, Rutelli 0,5%). E’ probabile una conferma di questa maggioranza alla camera ( specialmente se ci dovessero essere, come sembra, liste Grillo) mentre al senato la situazione potrebbe essere più incerta e riproporre le problematiche già evidenziate nelle elezioni del 2006. Ovviamente sarebbe un disastro. Già non si sentiva il bisogno di nuove elezioni, se queste poi riproponessero la ingovernabilità sarebbe veramente una tragedia. Il paese invece avrebbe bisogno di un governo forte che rimettesse in moto il meccanismo della crescita, purtroppo bloccata da tempo, e che affrontasse con forza i nodi della disoccupazione giovanile del debito pubblico oltreché della competitività del sistema Italia, della corruzione  e dell’evasione fiscale, che sono delle vere e proprie emergenze nazionali, che se non affrontate potrebbero portare il paese ad una situazione simile a quella che abbiamo visto in Grecia, con conseguente fuoriuscita dalla moneta unica europea.
Giustamente il presidente della repubblica, nei giorni scorsi, ha invitato le parti politiche ad occuparsi in via prioritaria dell’economia. Stiamo vivendo, a detta di tutti i grandi economisti ed osservatori di cose economiche, la peggiore crisi dopo la grande depressione del 1929. C’è il rischio concreto, paventato da molti, di anni di crescita economica molto fragile se non di un “decennio perduto” di tipo Giapponese o sudamericano. Con questi scenari un paese come il nostro con un debito pubblico imponente e una crescita asfittica rischia moltissimo. E’ fondamentale  pertanto riavviare i meccanismi della crescita, che si sono inceppati dai primi anni 90, ed hanno portato l’Italia ad aumentare il PIL della metà della media Europea. E’ vero che l’Italia, dall’inizio della crisi, non ha fatto peggio degli altri paesi Europei, ma è altrettanto vero che il nostro paese ha margini di manovra ridottissimi a causa di un debito pubblico enorme, una tassazione ( per chi le tasse le paga) elevatissima, una corruzione che incide a detta della corte dei conti per circa 70mld€ all’anno, una evasione fiscale stimata dalla agenzia delle entrate in 250mld di base imponibile e 100 mld di imposta evasa (15% del PIL), una competitività del nostro sistema delle imprese messa a dura prova da una produttività che non cresce da anni.
In queste condizioni è difficile pensare di tornare a crescere a livelli tali da riassorbire la disoccupazione (prevalentemente giovanile) e ripagare i debiti.
I partiti, normalmente in questi casi, evocano la parola magica RIFORME. Bisogna fare le riforme e poi snocciolano una serie di problemi come la scuola, la sanità, il sud, il fisco, la pubblica amministrazione, il federalismo etc. Sono 50 anni che sentiamo questo ritornello.
In realtà, in questo momento, quello che è assolutamente prioritario è tagliare i costi inutili, lottare efficacemente contro l’evasione fiscale e la corruzione al fine di abbattere il costo del lavoro, le tasse, investire in innovazione e ricerca, e  rimettere in moto il meccanismo dello sviluppo.
La nostra classe politica deve capire che è suonata la campana dell’ultimo giro. Non ha più senso tenere in piedi baracconi inutili( come le province, le comunità montane,le migliaia di enti inutili, i comuni piccoli),  solo per parcheggiare i colleghi “trombati” alle elezioni . E’ inutile e assurdo far pagare ad una parte dei cittadini delle tasse per mantenere questi enti inutili. Come è assurdo che alcuni sopportino un carico fiscale enorme perché altri non pagano le tasse. Per la corruzione servirebbe un trattato ad hoc.
Naturalmente non possiamo credere che la classe politica non sappia quali sono le priorità per il paese al di là di sciorinare le solite litanie delle riforme. Non si vogliono attaccare i veri problemi perché c’è la paura di perdere i consensi.  Ma la campana è già suonata.
Silvano Salvestrini

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