La Guerra delle Valute – Facciamo le corna

La Cina nonostante il rialzino dei tassi operato in settimana, non ne vuole sapere di svalutare lo Yuan. Così gli Stati Uniti continuano ad immettere denaro nel sistema e i Cinesi lo comprano. Anche Giappone e i Paesi Emergenti con in testa il Brasile si lamentano del continuo gioco al ribasso delle due superpotenze e adottano strategie simili o inseriscono tasse sull’ingresso dei capitali esteri. E l’Euro si rivaluta. Oltremodo. Paradossalmente l’economia più in crisi, quella europea, vede la propria moneta rivalutarsi del 15% nel giro di 1 mese e rischia così un vero e proprio collasso. Non basta quindi la fragilità del sistema finanziario e la disoccupazione, adesso c’è pure la guerra valutaria. L’Europa con la locomotiva tedesca ha chiuso con una leggera crescita un buon trimestre ma rischia di nuovo un tonfo sordo nel prossimo. A questo punto la guerra valutaria è iniziata e la BCE dovrebbe anch’essa cominciare a stampare moneta per arginare le politiche economiche degli altri, altrimenti i paesi con economie deboli come il nostro verranno spinti verso una nuova recessione, mentre renderà inutili i sacrifici dei paesi come Grecia Irlanda e Portogallo.

Sarebbe auspicabile un coordinamento delle politiche nazionali su scala mondiale, ma anche l’ultimo incontro del G7 e Fmi si è concluso con un fallimento sulle trattative sulla cooperazione economica globale e sui movimenti valutari ed è difficile prevedere un risultato positivo da quello koreano di questi giorni.

Nell’attuale scenario di stentata ripresa sono preoccupato soprattutto quando penso ai conti pubblici italiani. Si dice che il debito pubblico italiano è finanziato principalmente dagli italiani, ed è sicuramente vero, ma questo non ci mette automaticamente al riparo da problemi futuri. Il Debito Pubblico è rappresentato dalla massa di titoli in circolazione (BOT, BTP, CCT ) che ogni anno aumenta e che servono per finanziare il deficit Statale.

Qui sotto riporto una tabella che mostra l’andamento del debito negli ultimi anni confrontato con il PIL (in milioni di €) e l’aumento della vita media dei titoli in circolazione.

Quanto possiamo andare avanti così? Continuiamo da sempre ad accumulare debito e prima o poi proviamo ad indovinare chi dovrà saldare il conto.

Se oltre a questo ci aggiungiamo l’esplosione del forte indebitamento degli Enti Locali pari al 3,9% del PIL e il fatto che il 2011 sarà l’anno in cui molti Comuni, Province e Regioni dovranno iniziare a fare i conti con gli interessi degli Strumenti Derivati venduti dalle banche e acquistati da incapaci o delinquenziali amministratori locali sembra veramente di essere arrivati al punto di “non ritorno”.

Ricapitolando, ai fini del nostro scopo, facciamo le corna, speriamo che Trichet e i nostri governanti europei la smettano di essere ossessionati dall’inflazione e nello stesso tempo i nostrani “Berlusconi occasionali” diano inizio ad un risanamento efficace con misure, incentivi, investimenti veri e cambi di strategie che consentano di invertire un trend che ci sta portando direttamente al baratro.

Nel frattempo per i nostri investimenti continuiamo a perseverare la rotta della prudenza, quella tracciata da investimenti verso paesi scarsamente indebitati e con una buona crescita economica. Mari tranquilli, porti sicuri…

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