Sul filo di lana…

Sul Filo di lana del baratro finanziario

Si è risolto così, in maniera prevedibile però poco definitiva, il salvataggio del sistema finanziario americano.
Alla fine, sul filo di lana, entrambe le Camere del Congresso hanno approvato il “Budget Control Act of 2011” con una larga maggioranza. Il documento è  entrato in vigore 2 agosto 2011  e prevede insieme all’innalzamento del tetto del deficit un piano di riduzione nel tempo dello stesso, senza il quale, il debito USA, avrebbe raggiunto “livelli insostenibili” con conseguenze devastanti per l’intero sistema finanziario. La manovra arriva in un momento difficile per le economie mondiali. Il PIL statunitense nel secondo trimestre 2011 ha avuto una correzione al ribasso del 50% e il consumo privato, che pesa per il 70% del PIL, ha segnato un calo del 2.1% sul trimestre precedente.
C’è da considerare che questo provvedimento non va nella direzione di una ripresa economica perchè gli ‘stabilizzatori automatici’, come i sussidi di disoccupazione, hanno sempre controbilanciato un rallentamento del PIL statunitense. Il “Budget Control Act” rende altamente improbabile uno stimolo fiscale e anzi saranno chiesti probabilmente ulteriori sacrifici per far fronte alla riduzione del deficit di  240 miliardi di dollari all’anno per i prossimi 10 anni. Questo non sarà buono per la sofferente economia americana e il downgrade successivo di Standard & Poor’s appare sinceramente come un atto dovuto…

Del resto in Europa le cose non vanno meglio. Nel summit di fine luglio è stata varata la nuova manovra di salvataggio della Grecia per 109 miliardi di Euro coinvolgendo banche e privati con la possibilità per la European Financial Stability Facility (ESFS)  di acquistare direttamente debito sovrano dei Paesi Comunitari sotto pressione. L’ESFS può raccogliere fino a un tetto massimo di 440 miliardi di euro ed è una specie di fondo “ricaricabile”. Tra i suoi compiti ha quello di emettere obbligazioni garantite dall’insieme degli stati UE, perciò molto più solvibili di quelle emesse dai singoli stati, soprattutto se in difficoltà.
Un’ altra novità stabilita nel summit riguarda il fatto che gli investitori privati come banche e assicurazioni partecipino al salvataggio cosa che porterà a iscrivere  a bilancio le loro perdite registrate con i debiti sovrani. Il Wall Street Journal riporta che le banche e le assicurazioni europee hanno svalutato “i loro bilanci, indipendentemente dalle scadenze, di quasi il 55%”.
I fondi dell’ ESFS probabilmente non basteranno a supportare tutti gli stati europei sotto pressione. Non sarebbe sufficiente infatti per stati come l’Italia il cui debito è pari a circa 1.700 miliardi di euro.

I prezzi dei “porti sicuri”, se tali possiamo definire i Bund tedeschi, o altri titoli solidi, sono già troppo alti o Europa e USA dovranno subire ulteriori downgrade delle agenzie di rating?
Cambiamenti strategici come il “Budget Control Act” possono limitare le alternative e le politiche aggressive, come il fatto di coinvolgere il settore privato nel salvataggio degli stati sovrani potrebbe portare con sè conseguenze spiacevoli come la diminuzione degli utili delle società quotate e quindi nuovi crolli dei listini delle borse.

Va detto che l’attuale volatilità dei mercati crea opportunità per gli investitori nel medio termine  ma il mare continua ad essere grosso e la luce del nuovo giorno deve ancora venire e se vogliamo riprendere a navigare tranquilli lo dobbiamo fare con le barche più resistenti alle onde ed i migliori timonieri cercando però anche riparo nei porti più sicuri…

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