Oltre il Giardino (Being There)

Oltre il Giardino (Being There)

Vi ricordate questo film? Sempre attuale… viene descritto un mondo che è portato a vedere ciò che vuole più che ciò che è, dove il protagonista Chance Giardiniere, quello che si potrebbe definire un ritardato, è scambiato per un saggio, sensibile e arguto osservatore.

Chance conosceva solamente il giardinaggio, dato che era la sua mansione nella casa del signore in cui era vissuto e da cui non era mai uscito in vita sua. Chance non è registrato all’anagrafe, non possiede una sua identità propria nè tantomeno alcun documento. Tutto quello che conosceva derivava dalla televisione dato che il suo “padrone” gliene aveva regalate alcune.

A causa della morte del vecchio padrone della casa, Chance è costretto a lasciarla e vagando per Washington disorientato e senza meta, per le strade di un mondo molto diverso da quello che vedeva rappresentato dalla tv, riesce a fare fortuna ponendosi verso gli altri con stereotipi costruiti meccanicamente.

Il comportamento di Chance è molto pacato e ben educato: appare come una persona molto gentile, sensibile, sicuramente naif. Le sue pause nel rispondere, ad esempio, vengono interpretate come caratteristiche di una persona molto profonda e saggia. Spesso, esce a sproposito con dei discorsi riguardo al giardinaggio, che vengono interpretati come profonde metafore, anche se Chance non sarebbe mai in grado di comprendere una metafora: quando qualcuno cerca di parlargli con una metafora, una forma allegorica, oppure un doppio senso, lui le interpreta alla lettera, rispondendo quindi in modo bizzarro. Solitamente, la persona che gliel’ha rivolta, considera la risposta data come un frutto del suo senso dell’umorismo.

A parte la bellezza del film e la delicatezza dei suoi personaggi interpretati in maniera straordinaria, la cosa che più mi ha colpito nel rivederlo è la ovvietà conla quale Chanceriassume il divenire delle stagioni in un colloquio a tre tra lui, il suo neo amico Ben (un potente della finanza) e il Presidente degli Stati Uniti:

BEN: Ma dove diavolo è? Signor Presidente!
PRESIDENTE “BOBBY”: Ben! Eh, eh, eh! Che piacere vederla! Sta magnificamente.
BEN: Grazie, signor Presidente. La sua visita ha risollevato il mio morale.
PRESIDENTE: Beh, lei mi è mancato molto. Venga, sieda, si sta meglio seduti. Ecco.
BEN: Grazie.
CHANCE: Salve, signor Presidente.
PRESIDENTE: Eh… Salve.
BEN: Signor Presidente, le voglio presentare un mio carissimo amico: il signor Chance Giardiniere.
CHANCE: In televisione, signor Presidente, lei sembra molto più piccolo.
BEN: Ah, devo avvertirla che Chauncey non è uomo da giri di parole, eh, eh, eh, eh!
PRESIDENTE: No? Davvero? Beh, signor Giardiniere, io sono un uomo che apprezza moltissimo le discussioni franche. Hmm… vuole sedersi?
CHANCE: Ah, sì che voglio.
PRESIDENTE: Ah. Ben, lei crede che sia stata una chance per me…
CHANCE: Sì?
PRESIDENTE: Lei considera una chance per me…
CHANCE: Sì?
PRESIDENTE: Ben, ha letto il mio discorso?
BEN: Hmm, nel complesso molto buono. Ma io credo, signor Presidente, che sia molto pericoloso temporeggiare con delle misure provvisorie in momenti come questi.
PRESIDENTE: Ah, Ben, insomma…
BEN: Ha tutta la mia comprensione, e io so quanto sia difficile andare dritti allo scopo. Ma io glielo dico subito, Bobby.

PRESIDENTE: Quello che sta dicendo, Ben, è che… che non dovrei correre rischi.
BEN: Assolutamente no.
PRESIDENTE: E lei è d’accordo con Ben? Pensa che possiamo stimolare la crescita con incentivi temporanei?
CHANCE: Fintanto che le radici non sono recise, va tutto bene, e andrà tutto bene, nel giardino.
PRESIDENTE: Nel giardino.
CHANCE: Sì. In un giardino c’è una stagione per la crescita. Prima vengono la primavera e l’estate, e poi abbiamo l’autunno e l’inverno. Ma poi ritorna la primavera e l’estate.
PRESIDENTE: Primavera e estate.
CHANCE: Sì.
PRESIDENTE: E… autunno e inverno.
CHANCE: Sì.
BEN: Io credo che quello che il nostro intuitivo e giovane amico intende dire, è che noi accettiamo le inevitabili stagioni della natura, ma siamo sconvolti dalle stagioni della nostra economia.
CHANCE: Sì, ci sarà la crescita, in primavera.
BEN: Hmm…
CHANCE: Hm?
PRESIDENTE: Hm! Signor Giardiniere, le rendo atto che non sentivo una dichiarazione così ottimista e confortante da molto, molto tempo. Ammiro il suo solido buon senso, è proprio quello che ci manca al Campidoglio. Beh, ora devo andare. Questa visita è stata illuminante.

Beh, forse Chance sarebbe proprio la persona che ci vorrebbe… Sicuramente sarebbe per tagliare i rami secchi per poter avere una buona fioritura in primavera.
Un Presidente onesto, e…  buon senso!

Alla morte di Ben, eminenza grigia del potere espresso dal presidente, quest’ultimo pronuncia un discorso di commemorazione, mentre chi muove le fila del potere e presenzia il funerale già si chiede nelle mani di chi mettere il potere, in vista della scadenza del mandato. L’attenzione dei grandi industriali finisce per indirizzarsi verso Chance, il quale, in un finale surreale, si allontana dalla cerimonia, teneramente distratto dalla natura intorno, e si avvia verso un laghetto, che percorre a piedi come fosse solido, una metafora forse della sua ingenua leggerezza mentale che gli permette di “camminare sulle acque”.

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