Just Another Hot Summer

L’attuale Crisi ha radici lontane. Molti accadimenti e manipolazioni comunicative dell’ultimo ventennio possono essere ricollegati alla crisi finanziaria che stiamo vivendo. Le conseguenze politiche ed economiche che si sono verificate a livello globale sembrano essere state scientificamente programmate dalle lobbies che controllano i mercati finanziari per sfruttare al massimo le risorse dell’intero pianeta nel breve termine, senza scrupoli.
Nonostante tutto la visione della situazione generale economica, anche nel breve termine, rimane piuttosto negativa. Con un tendenziale peggioramento del rapporto debito/PIL nella zona Euro, che tiene lontani gli investitori internazionali, e con la persistente contrazione dei prestiti da parte delle banche locali (è ormai evidente che le operazioni di LTRO da parte della BCE non sono state in grado di invertire questa tendenza), il rischio che la crisi finanziaria trascini l’Europa in una grave crisi economica è ormai tangibile. Non è stato spezzato il circolo vizioso che tiene uniti il rallentamento economico, il debito sovrano e i bilanci delle banche. Peggio ancora, il sospiro di sollievo che i mercati hanno tirato recentemente, sostenuto da un accordo tra i paesi membri dell’UE, apparentemente raggiunto per aumentare i poteri del Meccanismo Europeo di Stabilità, sembra non tenere conto del fatto che la capacità di finanziamento del Meccanismo non è stata incrementata. In altre parole,  l’Eurozona non è ancora pronta a cogliere la sfida di reprimere una crisi in peggioramento, mentre la Banca Centrale Europea non sta mostrando una grande volontà di adottare misure non convenzionali per sostenere l’economia o per contrastare la crisi del debito, almeno nel breve termine.

Nel frattempo la crescita mondiale è in rallentamento, il che rende l’attività di deleveraging ancora più dolorosa per i paesi più deboli. Le analisi sugli andamenti previsionali degli utili aziendali suggeriscono che i dati trimestrali sui profitti, che verranno pubblicati dalle imprese in Europa e negli Stati Uniti nel corso delle prossime settimane, saranno probabilmente deludenti. Inoltre, è anche probabile che le stime sugli utili futuri riflettano un peggioramento dello scenario macro economico. L’universo dei mercati emergenti è ancora nel complesso solido, ma il suo tasso di crescita è in evidente rallentamento e non sarà più sufficiente per far uscire l’Europa dalla recessione.

Di conseguenza, nei prossimi mesi la strategia di investimento continuerà ad essere molto prudente. Il compito di proteggere il patrimonio dei clienti resterà la priorità e, come già è stato fatto fin dall’inizio di questa crisi, da cinque anni a questa parte, saranno utilizzati tutti gli strumenti di semplice gestione del rischio per raggiungere questo scopo. La costruzione difensiva dei portafogli, la loro composizione valutaria a favore delle valute extraeuro e la gestione attiva di asset integrati  apporteranno tutte un contributo alla strategia.

In quest’ottica, sarà prestata grande attenzione a qualsiasi evoluzione che possa influire sulla attuale valutazione del rischio e delle potenzialità. L’estate potrebbe rivelarsi difficile per i mercati, come l’anno scorso. Come allora sarà fondametale essere preparati ad affrontare le turbolenze dei mercati, nel caso si verificassero, per continuare ad offrire solide performance.

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