Titolo V, Senato ed altre controversie Costituzionali

Voglio essere positivo, come del resto sono naturalmente. La bagarre Referendaria scatenata dalle due opposte fazioni, credo che un risvolto positivo lo abbia. In molti si sono avvicinati per la prima volta a certi temi riguardanti la “Carta Costituzionale”, argomenti complessi, che meritano, secondo me, attente valutazioni e confronti e non “voti di pancia” o sbrigativi slogan. Non è giusto infatti valutare questa riforma, riducendola ad un plebiscito pro o contro Renzi, anche se è sua la colpa di averla personalizzata e molti vedono di cattivo occhio la vicinanza del Matteo da Rignano con l’altro padre costituente Verdini e tutto il contorno di parenti e amici e di amici di parenti e amici, da quelli della JPMorgan a quelli della presunta P3. Ed è una questione di logica, dopo i favori fatti alle Società del Gioco d’Azzardo o ai famosi investitori internazionali a cui è stata spianata la strada, pensare automaticamente a disegni costituzionali mirati in tal senso. A proposito, perchè dovremmo rinunciare alla proprietà dei nostri beni comuni agevolando gli investitori esteri che benificiano di regimi di tassazione migliori dei nostri? Non sarebbe meglio rendere le nostre aziende maggiormente competitive equiparando almeno la pressione fiscale ad un livello medio europeo con una riforma seria anzichè dispensare mance e mancette a destra e a sinistra, disperdendo risorse inutilmente?

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Ma andiamo nel merito, sicuri che cambiare tanto per cambiare non sempre porta bene anzi…

  • Prendiamo il Titolo V, cioè quella parte della Costituzione italiana in cui vengono “disegnate” le autonomie locali: comuni (province) e regioni, le loro spese a carico dello Stato e le loro mancate responsabilità. Dopo l’ultimo “cambiamento”, la rifoma “federalista” del 2001, abbiamo visto che la Sanità, per esempio, ha avuto una involuzione negativa e forse è davvero il caso di riportare sotto controllo diretto dello Stato tale capitolo. Discorso diverso, secondo me, riguarda l’energia e l’ambiente. Se vince il SI, le Regioni si ritroverebbero completamente tagliate fuori da certe decisioni. Per l’attuazione della “clausola di supremazia”, dispiacerebbe molto se facessero un inceneritore alle porte di una città, ci fosse una trivella vicina ad una nostra preziosissimo litorale o arrivasse un oleodotto sotto la spiaggia più amata per il famoso “interesse nazionale”. Che poi bisogna valutare se davvero è un interesse nazionale o un interesse privato spacciato come pubblica utilità. Insomma il problema è di fiducia, meglio il governo centrale o forse sono migliori gli amministratori locali che possiamo probabilmente controllare meglio, per certe questioni?
  • La Riforma del Senato… a prima vista sembra proprio che per un risparmio di poche decine di milioni (ben lontani secondo la ragioneria dello Stato dai 500 annunciati dalla Boschi) ci giochiamo l’eleggibilità dei senatori… Beh, non mi sembra un gran colpo, anche se il Governo annuncia un “testo finale” della riforma elettorale in cui inserirebbero la modalità con la quale definiscono l’elezione dei senatori… ma quale riforma elettorale, è ancora in pista l’Italicum? Mah… se vince il SI chissà cosa succede. Intanto la Costituzione sentenzia: “I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori”. Quindi, andranno in Senato chi avrà più voti tra i candidati senatori alle elezioni regionali oppure come decreta il ddl di riforma costituzionale ad eleggerli saranno comunque i Consigli Regionali e quindi i Partiti? … Non parliamo poi delle funzioni e compiti, che sembrano comunque molto gravosi e importanti per i nuovi Senatori. Pare che il Senato oltre ai disegni di legge costituzionali e ai disegni di legge non costituzionali, nei quali è esclusivamente organo di seconda lettura e di “proposta” di eventuali modifiche. abbia le seguenti funzioni: “raccordo” tra Stato ed enti territoriali (ma non sono riconosciuti significativi poteri, nell’ambito del procedimento legislativo, tali da garantire un’adeguata tutela delle istanze territoriali); partecipazione alla fase “ascendente e discendente” rispetto agli atti normativi comunitari (non tutti ma comunque significativi…); verifica dell’attuazione delle leggi statali e “valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche sul territorio” (senza potere decisionale e senza tuttavia evitare rimpalli e “navette” del caso).Altra cosa non chiara è quanto lavoreranno questi senatori con doppi incarichi… si riuniranno una volta al mese? 2 alla settimana? Mi sembra davvero difficile possano svolgere bene un doppio incaric
  • Altro nodo è l’immunità parlamentare… I Consiglieri regionali che verranno eletti Senatori godranno di tale immunità e considerato l’esercito degli indagati presente in questa categoria di politici, non c’è da stare tranquilli…
  • Le Regioni a Statuto Speciale… Pare che i consiglieri senatori delle regioni a statuto speciale potrebbero non arrivare mai a sedersi sull’agognata poltrona per via del vigente art. 122 della Costituzione che prevede l’incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e quella di parlamentare… le regioni a Statuto Speciale dovranno modificare con leggi costituzionali i loro Statuti prima dell’entrata in vigore della nuova Riforma.  L’adeguamento degli statuti regionali avverrà probabilmente in tempi molto lunghi, sia perché non è posto alcun termine di tempo entro cui tale adeguamento dovrà avvenire, sia perché l’adeguamento potrebbe segnare la rinuncia all’autonomia speciale… Non ci saranno problemi in tal senso vero?
  • Altro Tema dibattuto e interessante, ma non previsto dalla Riforma, è quello del “vincolo di mandato” per i parlamentari. E’ importante inserirlo? E’ giusto che un Parlamentare eletto con uno schieramento politico non possa cambiare “casacca”?
Aldilà di presunte semplificazioni e risparmi, questi e altri sono i motivi, come metodi, Nazareni e Voti di Fiducia, contrappesi vacillanti e pericolosi “combinati disposti”, per cui auspico che se dovesse vincere il NO, come io spero, si vada ad aprire una stagione di reale e leale confronto, di partecipazione e di condivisione di riforme, ad iniziare da quella Elettorale, che ci porti un nuovo Governo, finalmente legittimato dal voto di Italiani maggiormente consapevoli grazie anche a questo quesito referendario

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