L’Europa subito!

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Ora l’Europa Unita, ora è il momento di farne Una, il tempo è scaduto e il rischio è un salto nel buio, un possibile ritorno al 1914, un triste passato…
I Tedeschi e quelli del Nord Europa sono bravi. Sono più “ordinati” di noi, metodici
La Nostra Bellezza e la nostra creatività possono comprarle o rubarle, non gli appartiene
Una vera integrazione totale, politica ed economica conviene a tutti gli Europei e ci renderebbe migliori
L’Europa va fatta
Subito!

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Vittorio Zucconi
“La Repubblica“, 11 gennaio 2014
«Dall’alto della propria torre orgogliosa la Morte guardò il suicidio dell’isola nel mare ai suoi piedi». Fu questo verso di Poe che la storica Barbara Tuchman scelse per narrare il secolo del suicidio europeo cominciato nel 1914, l’anno fatale nel quale il continente più prospero, colto, sviluppato, civile, più egemone che il mondo avesse mai conosciuto, decise, per ragioni ancora inspiegabili, di autodistruggersi. L’Europa fu il Cavallo di Troia di se stessa. Implose — senza invasioni né attacchi, né orde di barbari — spalancando le porte della storia al Secolo Americano…
Edgar Allan Poe
La città del mare
Ecco! La morte s’è eretto un trono,
lontano, in una strana città adagiata
nella solitudine del tenebroso occidente,
dove il buono e il cattivo, il migliore e il peggiore
hanno raggiunto la loro pace eterna.
Qui basiliche, palazzi, torri
(torri imponenti, benché rose dal tempo!)
a nulla somigliano di ciò che è nostro.
Attorno, obliate dalle aure tempestose,
rassegnate sotto la cappa del cielo,
stagnano le acque malinconiche.
Dal sacro cielo non scende alcun raggio
sull’eterna notte di quella città,
ma su dal livido male una luce lieve
si spande sulle torrette silenziose,
splende i pinnacoli liberi e lontani,
i duomi, le guglie, le reggie,
i templi, le mura simili alle babilonesi,
le pergole dimenticate da tempo, ombrose,
d’edere scolpite e fiori di pietra,
sulle meraviglie d’infiniti altari
i cui fregi a ghirlanda intrecciano
la viola, la mammoletta e la vite.
Rassegnate sotto la cappa del cielo
stagnano malinconiche l’acque.
Castelli e ombre talmente si confondono
che tutto sembra pendere dal cielo;
mentre da una superba torre della città
la Morte domina, gigantesca.
Qui santuari dischiusi e tombe spalancate
sbadigliano a filo delle onde fosforescenti,
Ma né la ricchezza che là giace
negli occhi indiamantati d’ogni idolo,
né i morti ingioiellati a festa
smuoveranno le acque da quel letto;
E ahimè, nessun brivido increspa
la superficie di quel deserto vitreo,
né gonfiore d’onda rivela che ci siano venti
su qualche lontano mare felice,
né palpito alcuno indica che ci siano venti
su mari meno orribilmente tranquilli.
Ma ecco! Un soffio nell’aria,
un’oscillazione sull’onda!
Le acque hanno ora più rossastri bagliori,
cupe e fioche respirano le ore,
quando tra gemiti disumani,
giù, giù, nella città sprofondata;
l’inferno, sorgendo da mille troni,
le farà l’inchino.

 

 

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